Dichiarazione di accessibilità: chi la pubblica e come si redige

Chi deve pubblicare la dichiarazione di accessibilità in Italia, cosa deve contenere, dove inserirla sul sito e perché va scritta solo dopo un audit reale.

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Revylio

Dichiarazione di accessibilità: chi la pubblica e come, in sintesi

Dichiarazione di accessibilità: chi la pubblica e come, in sintesi. La pubblicano per obbligo gli enti pubblici, con il modello online fornito da AgID. La pubblicano anche le aziende private che offrono servizi al pubblico con un fatturato medio superiore a 500 milioni di euro negli ultimi tre anni, per i servizi che non rientrano nel D.lgs. 82/2022. Sono obbligati anche gli altri soggetti elencati dall'art. 3 della Legge 4/2004, tra cui le società in controllo pubblico. Le aziende che non rientrano in alcun obbligo possono pubblicarla volontariamente, con una pagina raggiungibile dal footer del sito.

La dichiarazione di accessibilità è un documento pubblico che indica il livello di conformità di un sito web o di un'app ai requisiti di accessibilità digitale. Così la definisce la guida di Aruba alla dichiarazione di accessibilità. Il documento dice a chi visita il sito cosa funziona, cosa non funziona ancora e a chi rivolgersi.

Il W3C osserva che gli utenti consultano di solito la dichiarazione quando incontrano un problema. La dichiarazione quindi non è solo un adempimento. È la pagina che una persona con disabilità apre quando un modulo, un video o un menu del Suo sito non le permette di proseguire.

Le sezioni che seguono trattano tre punti: chi è obbligato e da quale norma, cosa deve contenere il documento e perché va scritto solo dopo una verifica reale del sito.

Enti pubblici: obbligo dal D.lgs. 106/2018 e modello online di AgID

Gli enti pubblici italiani pubblicano la dichiarazione di accessibilità in base al Decreto Legislativo 10 agosto 2018, n. 106. Il decreto dà attuazione alla direttiva (UE) 2016/2102 sull'accessibilità dei siti web e delle app mobili degli enti pubblici. È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 211 dell'11 settembre 2018 ed è entrato in vigore il 26 settembre 2018, come riporta il testo del D.lgs. 106/2018 su Normattiva.

Il W3C conferma il quadro europeo. Nella sua pagina sullo sviluppo di una dichiarazione di accessibilità scrive che gli enti pubblici dei Paesi che attuano la direttiva possono essere tenuti a fornirla. Aggiunge che per questa direttiva esistono requisiti specifici sul contenuto.

In Italia questi requisiti si traducono in un vincolo di forma preciso. Per i soggetti pubblici la compilazione deve seguire il modello online fornito da AgID. Secondo la guida di Aruba, qualsiasi altro modello non è considerato conforme alla Decisione di esecuzione UE 2018/1523.

Per le Pubbliche Amministrazioni la dichiarazione ha validità annuale. Vale dal 24 settembre di un anno al 23 settembre dell'anno successivo. Un ente pubblico non scrive quindi la dichiarazione una volta sola: la rinnova ogni anno sul modello AgID.

Aziende private oltre 500 milioni di fatturato: i soggetti erogatori e la scadenza del 23 settembre

Le aziende private con fatturato medio superiore a 500 milioni di euro negli ultimi tre anni, che offrono servizi al pubblico tramite siti web o app, devono pubblicare la dichiarazione. L'obbligo nasce dal DL 76/2020. Il decreto ha esteso a questi soggetti alcuni obblighi che la Legge 4/2004 prevedeva già per le pubbliche amministrazioni.

Alcuni servizi rientrano invece nel D.lgs. 82/2022, come il commercio elettronico o i servizi bancari per consumatori. Dal 28 giugno 2025, per i soggetti che erogano i servizi disciplinati dal D.lgs. 82/2022, l'art. 25 del decreto esclude l'applicazione di alcune norme della Legge 4/2004, tra cui quella sulla dichiarazione di accessibilità. Per questi servizi si applicano invece gli obblighi del D.lgs. 82/2022. È opportuno verificare con un consulente quale regime riguarda ciascuno dei Suoi servizi.

AgID chiama queste aziende soggetti erogatori. Sono i soggetti elencati nell'art. 3, comma 1-bis, della Legge 9 gennaio 2004, n. 4. Le regole per loro stanno nelle Linee guida AgID sull'accessibilità per i soggetti privati, adottate da AgID nel 2022.

Gli atti di riferimento per i soggetti erogatori sono tre:

  • le Linee guida AgID per i privati;
  • il Regolamento sui procedimenti di verifica e sanzionatori;
  • la circolare AgID n. 3/2022, con chiarimenti sull'applicazione della Legge 4/2004 ai privati.

I soggetti erogatori rilasciano e aggiornano la dichiarazione ogni anno entro il 23 settembre. Nel documento indicano lo stato di conformità, le eventuali deroghe e le alternative accessibili messe a disposizione. Indicano anche le modalità e i riferimenti per segnalare i casi di inaccessibilità. AgID ha inoltre messo online un portale tematico dedicato all'accessibilità digitale.

European Accessibility Act e D.lgs. 82/2022: chi rientra e chi è escluso

L'European Accessibility Act è la direttiva europea 2019/882 sui requisiti di accessibilità di prodotti e servizi. In Italia la attua il D.lgs. 82/2022. Dal 28 giugno 2025 gli obblighi di accessibilità si applicano anche a diversi fornitori di servizi digitali rivolti ai consumatori.

Il perimetro del D.lgs. 82/2022 è diverso da quello della Legge 4/2004. Non dipende dalla soglia dei 500 milioni di euro ma dal tipo di servizio offerto ai consumatori. Le microimprese che forniscono servizi sono esentate dai requisiti di accessibilità dei servizi previsti dal decreto. Le microimprese che fabbricano o vendono prodotti restano invece soggette al decreto.

Una microimpresa ha meno di 10 persone. Il suo fatturato annuo o il suo totale di bilancio annuo non supera i 2 milioni di euro.

Le conseguenze economiche sono concrete. Il D.lgs. 82/2022 prevede sanzioni amministrative per le imprese che non rispettano i requisiti di accessibilità. L'importo dipende dalla violazione e dal tipo di operatore, come stabilito dal decreto.

Le fonti di questa guida descrivono in dettaglio il modello della dichiarazione per la Legge 4/2004, non un formato specifico per l'EAA. Per capire se la Sua attività rientra nell'EAA, può leggere il post su accessibilità del sito aziendale dopo l'EAA e chi è obbligato. Il post spiega anche quali servizi sono coinvolti. In ogni caso una dichiarazione redatta con gli elementi descritti qui documenta in modo trasparente lo stato del sito.

Contenuti della dichiarazione di accessibilità: elementi minimi e consigliati

Una dichiarazione di accessibilità contiene almeno tre elementi secondo il W3C. Sono un impegno verso l'accessibilità per le persone con disabilità, lo standard applicato e i contatti per segnalare problemi. Il W3C consiglia di aggiungere le limitazioni note, le misure adottate, i prerequisiti tecnici, gli ambienti testati e i riferimenti alle leggi applicabili.

Le Linee guida AgID per i soggetti erogatori aggiungono lo stato di conformità, le deroghe e le alternative accessibili. La tabella riunisce le due fonti e indica per ogni elemento cosa scrivere.

ElementoCosa scrivereFonte che lo indica
Impegno verso l'accessibilitàUna frase che dichiara l'obiettivo di rendere il sito usabile da persone con disabilitàW3C, elemento minimo
Standard applicatoLo standard e la versione usati nella verifica, per esempio WCAG 2.2 come indica il W3CW3C, elemento minimo
Stato di conformitàPienamente conforme, parzialmente conforme o non conformeAgID; guida Aruba
Limitazioni note e derogheLe parti del sito che non sono accessibili, descritte in termini comuniW3C, consigliato; AgID per le deroghe
Alternative accessibiliCome l'utente ottiene lo stesso contenuto o servizio per un'altra viaAgID
Contatti e segnalazioniIndirizzo email o modulo per segnalare un problema di accessibilitàW3C, elemento minimo; AgID
Misure adottateCosa fa l'organizzazione per mantenere l'accessibilità nel tempoW3C, consigliato
Prerequisiti tecnici e ambienti testatiI browser supportati e gli ambienti in cui il sito è stato provatoW3C, consigliato
Riferimenti normativiLe leggi applicabili, come la Legge 4/2004W3C, consigliato

Scrivere la dichiarazione di accessibilità in linguaggio semplice, non in codici WCAG

Una dichiarazione di accessibilità va scritta in linguaggio semplice, per chi usa il sito. Il W3C chiede di fornire informazioni utili agli utenti invece di usare il linguaggio degli sviluppatori e dei giuristi. Il destinatario è la persona che ha appena incontrato un ostacolo, non il revisore tecnico.

Il W3C fa un esempio preciso. Invece di scrivere che il criterio di successo WCAG 1.2.2 non è soddisfatto, è meglio scrivere che i video non hanno sottotitoli. La seconda frase dice all'utente cosa aspettarsi e se gli conviene chiedere un'alternativa.

Le WCAG, Web Content Accessibility Guidelines, sono le linee guida del W3C che definiscono i criteri di accessibilità dei contenuti web. I codici dei criteri restano utili nel rapporto di audit, dove il team tecnico li usa per correggere. Nella dichiarazione pubblica conviene tradurli in descrizioni del comportamento del sito.

Un buon metodo è scrivere ogni limitazione in tre parti:

  • la funzione coinvolta, per esempio il modulo di richiesta preventivo;
  • il problema visto dall'utente, per esempio i campi non hanno un'etichetta letta dallo screen reader;
  • l'alternativa disponibile, per esempio un indirizzo email per inviare la richiesta.

Così la dichiarazione resta comprensibile anche a chi legge una sola riga.

Esempio: dichiarazione di accessibilità volontaria per il sito di un'azienda privata

Un'azienda privata che non rientra negli obblighi può pubblicare la dichiarazione volontariamente, con gli stessi elementi. Prendiamo un'azienda manifatturiera con un sito vetrina, un catalogo con video e un modulo di contatto. L'azienda ha appena fatto verificare il sito e vuole rendere pubblico il risultato.

La redazione segue sei passaggi:

  1. Raccogliere il rapporto di audit con l'elenco dei problemi trovati sulle pagine reali.
  2. Indicare lo standard e la versione usati nella verifica.
  3. Scegliere lo stato di conformità: con problemi aperti, lo stato onesto è parzialmente conforme.
  4. Descrivere ogni limitazione in termini comuni e affiancare un'alternativa.
  5. Inserire un contatto per le segnalazioni e la data dell'ultima verifica.
  6. Pubblicare la pagina e collegarla dal footer con il nome Dichiarazione di accessibilità.

Il testo delle limitazioni potrebbe essere questo:

I video del catalogo prodotti non hanno ancora sottotitoli. Su richiesta inviamo la scheda testuale di ogni prodotto. Per segnalare un problema di accessibilità può scrivere all'indirizzo indicato in fondo a questa pagina.

Per partire non serve scrivere da zero. Il W3C mette a disposizione un generatore di dichiarazioni di accessibilità. Il codice sorgente del generatore si può riutilizzare, per esempio per tradurlo o adattarlo alla propria situazione. Strumenti come LegalBlink Accessibilità, descritto nella guida di Aruba, guidano invece nella compilazione campo per campo.

Su un sito web la dichiarazione di accessibilità va collegata dal footer con un link dedicato. Lo indicano le Linee guida AgID per i soggetti erogatori. La guida di Aruba spiega il motivo: dal footer l'utente la raggiunge da qualsiasi pagina.

Per le app mobili la regola AgID è diversa. La URL della dichiarazione va riportata nelle informazioni generali presenti nello store. Va anche pubblicata sul sito web del soggetto erogatore.

Il W3C suggerisce di non fermarsi al footer. Collegare la dichiarazione da più punti aiuta gli utenti a trovarla:

  • il footer di ogni pagina;
  • il menu di aiuto;
  • la mappa del sito;
  • la pagina Chi siamo;
  • altre aree in evidenza.

Il W3C raccomanda anche nomi di link coerenti. Se il sito e l'app usano entrambi l'etichetta Dichiarazione di accessibilità, l'utente la riconosce subito. Etichette diverse sullo stesso marchio costringono a cercare, cioè proprio la fatica che la dichiarazione dovrebbe evitare.

Un ultimo controllo pratico riguarda la pagina stessa. La dichiarazione deve essere accessibile quanto chiede al resto del sito: titoli strutturati, testo leggibile, link descrittivi.

Perché pubblicare una dichiarazione di accessibilità senza audit espone a rischi

Una dichiarazione scritta senza audit rischia di affermare una conformità che il sito non ha. Il W3C precisa che la dichiarazione non è una valutazione tecnica né una dichiarazione di conformità. Aggiunge però che idealmente rimanda a una verifica di questo tipo, per renderla controllabile e più credibile.

Il rischio più comune è lo stato pienamente conforme scelto per ottimismo. L'utente che incontra un modulo inutilizzabile legge la dichiarazione proprio in quel momento e trova una promessa smentita dai fatti. Per un soggetto erogatore c'è anche il piano formale. In caso di non conformità AgID formula richieste di miglioramento entro un termine prestabilito. Poi effettua nuove verifiche e, se l'inaccessibilità persiste, irroga le sanzioni previste.

Anche non pubblicarla ha conseguenze. AgID indica che la mancata pubblicazione determina un inadempimento normativo, con la responsabilità prevista dall'art. 9 della Legge 4/2004.

In Svennis non scriviamo lo stato di conformità finché ogni limitazione elencata non corrisponde a un controllo eseguito sulle pagine reali del sito. Quando una verifica non è stata fatta, la dichiarazione lo dice invece di dare il punto per risolto. Un test rapido di accessibilità con sette controlli fa emergere i problemi più evidenti, ma non sostituisce l'audit su cui la dichiarazione si appoggia.

Cosa significa la dichiarazione di accessibilità per un'azienda italiana: tre casi

Per un'azienda italiana la strada dipende da quale norma la riguarda. I casi sono tre, con adempimenti diversi:

  • Soggetto erogatore, con fatturato medio oltre 500 milioni di euro negli ultimi tre anni: pubblica la dichiarazione secondo le Linee guida AgID per i privati e la aggiorna ogni anno entro il 23 settembre, per i servizi che non rientrano nel D.lgs. 82/2022.
  • Impresa nell'ambito del D.lgs. 82/2022, che offre ai consumatori servizi digitali coinvolti dall'EAA: verifica il proprio perimetro, rende accessibili i servizi e pubblica in forma accessibile le informazioni su come il servizio soddisfa i requisiti di accessibilità.
  • Impresa fuori da entrambi gli obblighi, come una microimpresa che fornisce servizi: può pubblicare una dichiarazione volontaria con gli elementi indicati dal W3C.

In tutti e tre i casi la dichiarazione è un documento che invecchia. Ogni nuova pagina, video o modulo può cambiare lo stato di conformità. Serve quindi una persona responsabile dell'aggiornamento, con un processo di approvazione chiaro. Il post su ruoli, permessi e approvazione dei contenuti dopo il lancio aiuta a decidere chi se ne occupa.

Per un soggetto erogatore la scadenza del 23 settembre è il momento naturale per rifare la verifica. Un'azienda che pubblica volontariamente può scegliere la stessa cadenza annuale. Così la data dell'ultima verifica riportata nella pagina resta sempre recente.

Quattro domande classificano l'azienda, e la prima è su controllo pubblico e concessioni, non sul fatturato. Se sì / Riferimento. 1. 1. Controllo pubblico o concessione?: Modello AgID come gli enti pubblici, a prescindere dal fatturato / Legge 4/2004
Quattro domande classificano l'azienda, e la prima è su controllo pubblico e concessioni, non sul fatturato. Se sì / Riferimento. 1. 1. Controllo pubblico o concessione?: Modello AgID come gli enti pubblici, a prescindere dal fatturato / Legge 4/2004

Prossimi passi per pubblicare la dichiarazione di accessibilità del Suo sito

Il primo passo è stabilire quale norma riguarda la Sua azienda, prima di scrivere qualsiasi testo. Con quella risposta sa se deve seguire le Linee guida AgID, verificare l'ambito dell'EAA o pubblicare per scelta.

Poi può procedere in quest'ordine:

  1. Far verificare il sito sulle pagine reali e ottenere un elenco scritto dei problemi.
  2. Correggere ciò che si può correggere prima della pubblicazione.
  3. Redigere la dichiarazione con gli elementi della tabella, in linguaggio semplice.
  4. Collegarla dal footer e dalle altre pagine indicate dal W3C, con un nome di link coerente.
  5. Assegnare un responsabile e fissare la data del prossimo aggiornamento.

Se l'audit mostra problemi strutturali, per esempio un modulo da riprogettare o una navigazione non utilizzabile da tastiera, la correzione puntuale può non bastare. In quel caso conviene valutare un rifacimento del sito web con l'accessibilità integrata nel progetto. La dichiarazione che pubblicherà dopo potrà indicare uno stato di conformità sostenuto da una verifica, e non da una speranza.

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